| UN SOGNO PER MARGHERA /30.07.03
di Giuseppe dalla Massara 30.07.03
E´ vero, a qualcuno piace ancora sognare. Si avvicina il varo
della nuova Legge Urbanistica Regionale e rimane forse solo il tempo per immaginare un
futuro dell´intero Nord Est affidato alla forza di un progetto, in cui le aree urbane e
produttive siano in grado di soddisfare forma e funzione e il territorio sia salvaguardato
e valorizzato.
Le città antiche sono una delle nostre ricchezze più sicure, mentre
le periferie attendono senz´altro di essere ridisegnate e riqualificate, almeno per
rispetto verso chi le abita. Per realizzare molte buone iniziative dobbiamo ricorrere alle
Leggi e ai Piani Regolatori, vista la carenza di `príncipi illuminati´ di rinascimentale
memoria
Mai come ora, però, appare necessario sapersi affidare alla forza
della progettualità.
La regione sta segnando il passo, anche a causa di una generale congiuntura economica. La
`Fondazione Nord Est´, con il suo `Rapporto 2003´, ci ha presentato un quadro quantomai
pessimistico: è da credere che il nostro modello economico sia finito o può essere il
momento di rimboccarsi le maniche e dare un forte segnale di ambizioso riscatto? La
diagnosi è presto fatta, la terapia invece lontana dall´essere approntata.
Ci giunge ancora un esempio dalla Francia, dove a Nantes maggioranza e
opposizione hanno saputo immediatamente trovare, per il bene comune della città,
l´accordo politico e culturale su un´idea di rilancio dell´importante area della loro
`Filiera´
Molti dei progetti da mettere in campo sono di competenza della Regione
e degli Enti Locali, altri sono rimessi all´interesse degli stessi imprenditori a
investire e a scommettere sul loro futuro; altri ancora sono in larga parte affidati alla
forza - certo non ultima - dei cittadini, chiamati a discutere e a condividere la scelta
delle possibili ricette, specie quando si preannunciano amare.
Si può dunque ancora immaginare un futuro per l´intero Nord Est in cui, per esempio, le
tanto agognate infrastrutture stradali e ferroviarie (siamo in corsa per il Corridoio 5,
fondamentale per poterci sentire parte viva dell´Europa) seguano tracciati non più
essere pensati per collegare città a città, ma piuttosto posti a margine dei centri, per
poi collegarsi a questi con giusti raccordi, pensati quasi a volare sul territorio, onde
intaccarne la minor parte possibile; occorre non dimenticare, peraltro, che in breve tempo
quelle stesse strutture avranno fatto il loro corso, per essere quasi certamente dismesse
a favore di nuove tecnologie, proprio come già in passato è accaduto, ad esempio nel
caso della sopraelevata di New York. Siamo dunque già alla terza generazione dell´era
industriale, ma ancora ben lontani dalla presunzione poter ritenere insuperabili le nostre
soluzioni: i tempi della tecnologia sono molto più rapidi di quelli che noi impieghiamo a
realizzare i nostri progetti
Il disegno delle città è un tema che mi è caro. Dopo aver già
paragonato il Veneto al tessuto urbano di Los Angeles, insisto sulla necessità di un
grande Piano Regolatore per l´intera regione. Di Milano si possono ancora ammirare i
grandi disegni a volo d´uccello - progetti d´insieme per intere aree di città - pensati
già allora per un territorio che si estendeva fino ai comuni limitrofi (siamo a fine
Ottocento), preliminari al Piano Regolatore cittadino e capaci di anticipare lo sviluppo
della grande Milano degli anni Sessanta e successivi
Interessante in questo senso il lavoro del Comune di Jesolo, che su
quel modello sta disegnando il proprio futuro.
All´interno di un grande progetto per il Veneto è facile individuare
in Venezia il suo centro simbolico, mentre nell´entroterra occorrerà che la nuova
città-metropoli si dia un disegno completo, con la metropolitana di superficie, l´alta
velocità, la pedemontana, il passante e quant´altro. A corona dell´agglomerato
metropolitano gravitante intorno a Padova, Mestre e Treviso, saranno gli altri centri
urbani, tra i quali emergeranno senza dubbio, per i ruoli già acquisiti, Trieste `porta
dell´Est´, con il suo traffico marittimo, e Verona `porta dell´entroterra´, con il suo
ben avviato Quadrante; a Nord, poi, il grande `giardino´ del Trentino Alto Adige, rivolto
al mondo di lingua tedesca.
In un grande progetto d´area, grande importanza potrebbe assumere il futuro di Marghera,
che deve essere recuperata e riqualificata proprio per salvare la stessa Venezia,
prima che la `città monumento´ finisca per divenire una nuova Pompei.
Marghera è oggi una realtà di 2200 ettari di solo terreno - esclusi i canali interni -,
di cui 500 sono tuttora in uso all´industria chimica: il tutto dà lavoro a circa 13000
addetti. L´industria chimica si trova al bivio se abbandonare il mercato, in mancanza di
insediamenti alternativi, oppure se accettare la sfida di un aggiornamento qualitativo e
tecnologico per adeguarsi agli standard ecologici, prima che la situazione diventi
irreversibile. Realizzare un´opera di disinquinamento e di messa in sicurezza dell´area
sembra un´operazione non solo possibile, ma soprattutto capace di integrarsi appieno in
un progetto che si rivelerebbe epocale per l´intera regione.
Se così fosse, si potrebbe immaginare una Marghera in grado di risorgere dalle proprie
ceneri (la fenice potrebbe essere questa volta di buon auspicio), per dare forma a un
nuovo polo, centro connettivo dell´intero Nord Est. I vecchi stabilimenti
potrebbero essere recuperati - se si vuole alla maniera della Tate Gallery di Londra - e
qualche ciminiera potrebbe essere lasciata ad memoriam, per realizzare qui il grande
Centro Ricerche di cui si parla (e di cui l´attuale Parco Scientifico Tecnologico VEGA
potrebbe divenire il primo motore), calamita per il rientro di tanti cervelli sparsi nel
mondo e desiderosi di tornare a lavorare in Italia. Da qui in poi, fantasia e
imprenditorialità non potrebbero che dare spazio a un nuovo rilancio per l´intera area.
La nuova città andrebbe quindi pensata come una fabrica per la ricerca scientifica: ma
non solo, perché ci sono stimoli che potrebbero pure essere canalizzati per la promozione
della moda (si pensi alle vivacissime aziende del settore) e poi per la creazione delle
immagini (qualcuno sognava una città del cinema), ma pure per lo svago e il tempo
libero. Ma, soprattutto, il mio sogno potrebbe dirsi completo con una grande sede di
valore mondiale per l´arte contemporanea, senza tema di confronti con Bilbao o
quant´altro.
Giuseppe dalla Massara
19.07.03 |
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