UN REGISTA PER LE CITTA’ /10.06.05

 

IL PROTO, E’ ANCORA PROTO

di Giuseppe dalla Massara

rivisto il 27.04.2005

In Olanda hanno riscoperto il ‘Proto’ per ridisegnare la Venezia del nord.

Avevamo già auspicato il ritorno di questo ‘regista della città’ per dare un nuovo volto al Veneto deturpato. Il proto nasce per curare la manutenzione della veneranda fabbrica di S. Marco e dare forma a tutte le iniziative architettoniche pubbliche della città. Fu così autore degli apparati effimeri in Bacino in occasione delle grandi feste, dei matrimoni, delle visite dei serenissimi ospiti e della festa della ‘Sensa’. (la televisione era là da venire.) Proto era il saggio che dava forma alla città perché questa fosse sempre più bella. Famoso, fra i tanti, Jacopo Sansovino (1486–1570), che voluto, anzi preteso dal doge, fu in qualche modo rapito e portato in laguna con la forza e con l’oro. A partire dal 1527, anno dopo anno, realizzò capolavori presso la Scuola di S. Marco, alle Nuove di Rialto e tanti, tanti ancora, ma soprattutto coniugò le nuove invenzioni col preesistente, tra Procuratie Vecchie e la Torre dell’Orologio, ridisegnando la Piazza S. Marco con la nuova Zecca, la Loggetta del Campanile e la Libreria Marciana. Cantiere quest’ultimo però funestato da un operaio morto per il crollo del tetto. Per l’incidente il Sansovino fu condannato ‘a morte’, e ‘solo’ per intercessione del grande Tiziano (si racconta) la pena fu tramutata nell’amputazione di un dito: il mignolo. Tale era d’altra parte il bisogno di quella presenza che anche la severa giustizia Veneziana si piegò per non privare la città di tante invenzioni. Tornando ai giorni nostri, la città di Amsterdam, ha già dal 2000 adottato il suo ‘proto’, che nella lingua di casa suona ‘Rijksbouwmeester’, cioè responsabile unico dell’immagine della città con pieni poteri, per certi versi anche politici. Jo Coenen, questo il suo nome. L’architetto cinquantenne, novello Sansovino, con 900 collaboratori, sta già raccogliendo i frutti di una città rinnovata, più vivace che mai e dove vuole…<mantenere una atmosfera familiare in volumi, rapporti di scala e di colori per evitare monotonie..> lasciando spazio a più espressioni formali. Il Sansovino a Venezia, preso dalla qualità dell’insieme, diceva di lavorare <per una architettura accidentata come una foresta>, nel senso proprio di: varia, sorprendente, capace di garantire giusti equilibri tra i vecchi linguaggi e il nuovo classicismo, formula che suona simile a quella a noi molto cara delle ‘giuste alternanze’. Occasione per riproporre la figura del proto fu tempo fa la ricostruzione della Fenice, lo potrebbe essere ora il rilancio dell’immagine di Venezia, la ricostruzione e riconversione di Marghera o ancora la riqualificazione dell’intera regione.

G d M

E-mail: beppemassara@virgilio.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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