UN PROGETTO PER RIPARTIRE 4.02.05
CALEARO E IL NORD EST
di Giuseppe dalla Massara il 25.01.05
In una lettera aperta ai lettori del Corriere del Veneto dello scorso 18.01.04 Massimo Calearo, da due anni presidente dellAssociazione degli Industriali di Vicenza, traccia un bilancio dei problemi che assillano il Nord Est : ne emerge anzitutto la cronica incapacità del nostro territorio di fare sistema. Prendiamo atto della difficoltà che si incontrano nel guidare una Associazione in cui prevalgono ancora tanti personalismi e campanilismi, gli stessi che al contempo furono forse il carattere del (tramontato) fenomenoNordEst. Loccasione, però, offre lo spunto per alcune riflessioni. In questi anni è mancato un Piano Strategico Regionale, più che doveroso per unarea che ha assunto la consistenza e limmagine di una vera megalopoli: quasi una Los Angeles. Non si sono predisposti strumenti utili agli enti locali per stendere Piani Territoriali e Urbanistici, che così sono stati adottati in assenza di indicazioni costruttive. Ha ragione Calearo a recriminare sulle occasioni mancate, sottolineando che per essere competitivi servono fatti e non parole, come peraltro auspicato dal Presidente Ciampi e da Montezemolo: ma serve una strategia, che non si può costruire nel silenzio degli stessi interessati, altrimenti indotti alla delocalizzazione o allabbandono. Non ricordo, però, neppure da parte degli Industriali, chiari pronunciamenti in merito alle grandi infrastrutture, ai Corridoio 1 e 5 tanto per cominciare. Non abbiamo colto proposte concrete su come disegnare lo sviluppo urbano e progettare la salvaguardia del territorio; proposte che sarebbero utili non solo per salvare tante belle cartoline, ma, prima ancora, per guidare una intelligente pianificazione produttiva, in grado di contemperare forma e funzione. Vero ancora, poi, che la ricerca è alla base dellinnovazione necessaria per essere competitivi, ma siamo ben lontani da quanto auspicato da Riccardo Illy e da chi con lui suggerisce da tempo un grande parco scientifico triveneto, collegato in network, per diventare esso stesso un sistema operativo integrato, con i centri universitari, al di fuori di concorrenze di piccolo cabotaggio. Non abbiamo sentito parlare di un progetto concreto per affrontare il mercato cinese, semmai lasciando spazio a qualche irrealistica richiesta di alzare nuove barriere. Anche qui il nostro ritardo appare enorme, specie se si confronta con il resto dEuropa (Francia Germania, Gran Bretagna e ora anche Spagna), che, giocando danticipo già vende alla Cina, non accessori e scarpe, ma TGV, auto costose e ora i nuovi giganti dellaria AirBus 380. Attrezziamoci allora almeno per combattere in Cina una battaglia culturale che potrebbe vederci vincenti. Puntiamo su architettura, urbanistica e cultura in genere, di cui i cinesi mostrano di essere assetati, loro che costruiscono città sul modello delle nostre, affidandosi a specialisti da noi misconosciuti, ma in realtà numero uno nel mondo, per realizzare i loro grattacieli. Il 2006 sarà lanno dello scambio culturale Cina-Italia: sembra quasi che se il rombo dei grandi motori di treni ed aerei sono i leit motiv dellespansione in Cina di altri paesi europei, a noi non resti che porre la nostra cultura come locomotiva trainante e agganciare i nostri prodotti al seguito di questa.
G.d.M.