UN PROGETTO PER IL VENETO /24.01.04 QUALE PROGETTO VENETO

(barriere o aperture per rilanciare la Regione) di Giuseppe dalla Massara 9.01.04

Molto si è detto in questi giorni del futuro Statuto della Regione Veneto.

Si tratta di un dibattito che dovrebbe coinvolgere tutti, giacché in discussione è la definizione stessa di un’identità collettiva.

Auspicabile è che non si disputi su questo un terreno uno scontro politico nel senso meno nobile del termine: si pone certamente un problema politico, ma nel senso – più elevato – che implica una ‘partecipazione’, da cives, a ciò che è comune e non solo particolare (basterebbe pensare all’esempio di Bobbio, che a Padova trascorse gli anni cruciali del primissimo dopoguerra).

La prospettiva da cui mi sento di parlare è, ancora una volta, quella della forma del territorio. Credo che ‘leggendo’ il nostro territorio sia consentito cogliere, forse nel modo più vero, ciò che siamo: è proprio dalle nostre piazze, dalle nostre vie, dai muri delle nostre case e dai caratteri delle nostre campagne che si può - si deve, ritengo - partire per comprendere tale identità. E’ in quest’ottica che si riscopre il senso della comunità. Basti pensare: l’idea della piazza condivisa (è spesso la Piazza dei Signori) e quella del mercato (le tante Piazze delle Erbe); i luoghi delle botteghe magari raccolti in strutture coperte (logge, ‘saloni’ o ‘basiliche’ che siano); la presenza del leone di S. Marco; le vie d’acqua che conducono a Venezia; l’impronta palladiana di tante chiese; la presenza delle ville, che in Veneto hanno caratteri peculiari, a segnare a campagna; spesso un rapporto (anzitutto visivo) con le montagne. In tutto ciò si scopre la cifra di un’identità tangibile, visibile e perciò autentica. Ma se si guarda a questi elementi, si scopre allora che questa stessa identità colloca il Veneto in un contesto più ampio, che è semmai quello del Triveneto (e non si dica sempre Nordest, che sa di mera collocazione geografica), territorio certo articolato, ma ricco di molti caratteri comuni e valori condivisi, da Trento a Trieste.

Perché allora non trovare nello Statuto di questa Regione un’occasione per dimostrare la capacità di una collettività di aprirsi, anzitutto verso le terre che storicamente al Veneto sono sempre state legate? Perché non cogliere l’occasione per trovare una qualche formula in cui ribadire la vocazione (senza egemonie e senza nostalgie, certamente) ultra-regionale di tale intero territorio?

Il Triveneto, solo se unitariamente considerato, rappresenta un ‘cantone’ in grado di proporsi, anzitutto per peso culturale, su scala europea: non occorre certo enumerare tutte le sue eccellenze (università, centri di ricerca, teatri e varie altre istituzioni, dalla Biennale alla Fondazione Cini, solo per citarne alcune). Si tratta di una regione metropolitana con sei milioni e mezzo di abitanti. E le sue potenzialità sono ancora maggiori se si considerino gli orizzonti cui essa naturalmente è portata a guardare: quello del Nord (Austria e Baviera) e dell’Est (Slovenia e Croazia anzitutto), dove in verità le tracce di una cultura veneta sono da sempre assai forti (si pensi ai tanti leoni di San Marco istriani e alle atmosfere scamozziane di Salisburgo).

Il Veneto ritrovi la propria identità guardando anche attorno a sé, non solo al suo interno: ricorderà così finalmente di rappresentare una cultura frutto di commistione di popoli, di razze, di religioni (quale babele fosse Venezia spesso si dimentica); maturerà la consapevolezza di portare l’eredità di una lunga tradizione di repubblica – seppure a vocazione oligarchica – di pace e di tolleranza.

Ci si fidi di ciò che lo spirito del nostro territorio sa raccontare: l’identità del Veneto non è quella, un po’ caricaturale, del dialetto, del bigottismo (che è cosa diversa da una certamente significativa omogeneità religiosa, che peraltro continua anche in Austria e in Baviera) e degli altri caratteri di piccola botteguccia che, stando a molto di ciò che si legge sui giornali, soltanto con qualche piccineria si vorrebbero ora elevare a rappresentatività generale.