RISPARMIARE IL TERRITORIO
Urbanistica e nuove leggi
Sul grande tavolo la carta della grande Russia, dal Don al mare di Bering. Attorno i più famosi ingegneri giunti dalle provincie più lontane dellimpero per lennesima riunione nel tentativo di dare soluzione allannoso problema del tracciato della nuova grande opera dello Zar: una ferrovia per collegare Mosca a Vladivostock. La discussione si prolunga da anni tra una soluzione tecnica di qua o di la del monte, a nord o a sud del lago, nel tentativo di soddisfare quella città o quella comunità, lotte politiche, nepotismo, corruzione e debolezza.
Quel giorno era atteso lo Zar in persona. Questi
dopo aver ascoltato tante accese versioni e diatribe, prende posizione, creando silenzio
tutto attorno, chiede la lunga riga riposta nellangolo, ne appoggia un estremo sulla
carta in corrispondenza di Vladivostock e laltro su Mosca e con la grossa penna ne
traccia la lunga linea, e ai signori ingegneri : Ecco la mia Transiberiana. Il progetto è fatto, a voi domani dare inizio ai
lavori. Più o meno questa la
scena che più di centocinquantanni fa
diede il via a una delle più grandi opere del XIX secolo.
Nessuno oggi auspica che siano soluzioni così estreme a dare corso ai grandi
progetti, certamente i buoni progetti non nascono dalla mediazione, ma piuttosto da giusta
maturazione.
Il territorio del Nordest è oggi coinvolto da grande evoluzione ed abbisogna
evidentemente di un grande progetto capace di pilotare e controllare tanto sviluppo.
I tracciati romani delle centuriazioni hanno marchiato con le loro strade il
territorio in modo tuttora indelebile. Sono anche indelebili i segni lasciati
qualche secolo dopo dai Benedettini con i loro isediamenti a corte, fondamentali per le
grandi bonifiche realizzate allinsegna dell ora et labora. Quelle corti sono ancora a modello di
moderne aziende e di intere città.
La Serenissima nel XVI secolo con la sua rete di canali dal Brenta al Bisatto e tanti rami del Bacchiglione, diede soluzione al
controllo delle acque dando spazio alle incredibilii ville palladiane e postpalladiane.
A conferma di tanto valore qualche secolo dopo vedremo Napoleone al ponte di Arcole
(Villafranca) ,che alla Grande Armata, stanca e affamata per la stressante Campagna
dItalia gridò:
.ora andremo a conquistare la più bella e florida terra
dEuropa.
Nel XX secolo non mancarono grandi
opere di bonifica dal Polesine , a Zignago , Eraclea e ancora altri, tutti presupposti
fondamentali sia in ordine strutturale e culturale a quel nordest che in questi anni , a ritmo febbrile, sta dando
spazio al quel successo e a quella voglia di fare capace di attirare la curiosità e
lincredulità del mondo intero.
Proprio quella frenesia e quella voglia di fare però ha fatto perdere di vista
quel disegno, quel progetto dinsieme capace non solo di dare una certa immagine al
territorio, a motivo estetico, che non sarebbe poca cosa, ma proprio per garantire la
massima funzionalità e redditività ad ogni iniziativa, specie nel rapporto tra unità
produttive e infrastrutture.
Di progetto parliamo quindi, di quel disegno sul
territorio che tutti dobbiamo auspicare perché il Veneto sia in grado, anche a costo di
qualche sacrificio di darsi una crescita basato sulla qualità dellinsieme.
Pochi
giorni fa Vittorino Andreoli ad un convegno sul risparmio dei giovani (il tema era
economico) si inserì sottolineando il grosso problema delleconomia culturale, e
così colgo loccasione per gridare lidea del risparmio territoriale, perché
prima di ogni previsone, avremo specie nel nordest carenza di territorio. Da qui
linvito, se potesse essere utile, di fare economia, anzi ai Veneti griderei di
far musina di territorio. Ne avremo bisogno.
Nuove
strade, ferrovie, i grandi corridoi per collegarci con la Spagna e lEst Europeo che
tanto interessa alle nostre aziende, ma anche e soprattutto per tutti quei progetti che
andremo a costruire con le nuove tecnologie e che solo un moderno Giulio Verne può oggi
prevedere.
Che il nuovo grande progetto, in giusta concertazione tra tutte le parti in causa,
possa disegnare nuovi e giusti rapporti tra le città vecchie e le nuove che andremo a costruire o meglio a ricostruire,
riportando dove possibile le attività compatibili e disegnando le nuove città produttive
così come si seppe fare un tempo in altri
paesi (Inghilterra e Germaia a Capo) fanno tuttora.
12.06.03
Giuseppe dalla Massara