RILANCIARE LE PIAZZA /16.07.03 2.06.03
Il Veneto aspetta da lungo tempo grandi progetti per riqualificare il suo
territorio: occorre ridare dignità urbana alla città tutta, tanto alla sua
parte storica che alle periferie. E' proprio quest'ultima però a
necessitare degli interventi di riqualificazione più urgenti. Se del caso,
si dovrà ricorrere anche a coraggiose demolizioni di fronte alle volgarità
più evidenti. Soprattutto, sarà necessario riconsegnare la piazza alle
nostre periferie.
E' la piazza a differenziare la città storica italiana rispetto a quelle
di tutto il mondo. La piazza storicamente è la platea, il centro della
scena teatrale, e quindi della scena urbana, il luogo per eccellenza di
tutta l'urbanistica, là ove si genera la forma stessa della città.
La piazza italiana non è l'agorà greca e neppure il foro romano. Nel
Settecento, in Inghilterra, il luogo urbano più caratterizzante è la
galleria, mentre nella più moderna New York lo è la corte interna ai
grattacieli, magari ramificata nel sottosuolo quasi a creare un'altra
città.
Le nostre piazze sono diverse da tutte le altre, anche dalle cugine
francesi e da quelle tedesche, pur non mancando naturalmente anche là
piazze di grande fascino (e ove talora si ritrovano anche piazze
'all'italiana'). Pur con qualche evidente schematizzazione, si potrebbe
dire che mentre in Germania prevale la piazza trionfale al servizio delle
grandi feste e delle celebrazioni pubbliche, in Francia - però Parigi fa
ancora una volta storia a sé - lo 'spazio piazza' è visto quasi come un
luogo ludico, nel quale spesso non mancano grandi alberature e magari un
angolo in cui giocare alla pétanque.
La piazza in Italia ha forma e funzione che la rendono unica e oggi più
che mai oggetto di studio e di imitazione ovunque.
E' proprio l'uso della piazza a imprimerne il carattere. Il suo modello è
da ricercarsi, piuttosto che a Roma, nella corte medievale o benedettina.
Perciò mi piace parlare della 'cultura della corte', che poi è andata
sviluppandosi anche nella corte di campagna così come nei cortili dei
palazzi, dove i ragazzi, anche di ceto diverso, scontrandosi nei giochi e
nelle discussioni, imparavano a conoscersi e a capirsi. Insomma era quello
il luogo ideale per ascoltare le voci degli altri, praticando un autentico
dialogo (quel dialogo oggi troppo spesso sostituito da monologhi in cui
l'uno riempie l'aria di bla-bla e l'altro neppure ascolta). Poi le corti
divennero le piazze dei comuni medievali, arricchendosi nel tempo per
forma e funzioni, aprendo i propri spazi all'incontro, al passeggio, al
mercato, al défilé, ai capannelli di manzoniana memoria come pure a quelli
legati ad accesi scontri tra bartaliani e coppisti, tra democristiani e
comunisti, finanche a volte
prestando la scena alla rivolta, alla barricata. E' però sempre la piazza,
raccolta entro una gustosa architettura e magari ricca di portici per
opportuni ripari da pioggia e sole.
Il vòlto o la loggia di piazza rimangono per lungo tempo il luogo ideale
dell'incontro protetto, per parlare e leggere il giornale, talora anche
quello degli altri (il che non farebbe male tutt'oggi): a Treviso più che
altrove si è conservato quello spirito.
Le nostre piazze, quindi, non possono essere confuse con gli enormi spazi
liberi, vuoti, o peggio con le 'spianate' a 'pubblica destinazione' - come
dettato dagli standard urbanistici - magari utilizzati a parcheggi,
giardinetti, aree verdi o parchi giochi, spesso circondati da tre
condomini e, a voler ben sperare, il tutto arricchito da fioriere a mo' di
arredo urbano.
Piuttosto le piazze dovranno tornare a essere quei luoghi capaci di farci
passeggiare e dialogare, nei quali si è fatta e si continuerà a fare la
storia (non è per questo che la nostra piazza è sempre lastricata?): e ciò
nei centri storici così come, in futuro, anche nelle periferie (non si
deve dimenticare che la stragrande maggioranza della popolazione risiede
oggi fuori dalle mura cittadine).
Come saranno allora le nuove piazze delle nostre città? In Italia da
cinquant'anni mancano esperienze di questo tipo.
Parigi ha realizzato le sue nuove espansioni all'insegna della modernità
più avanzata, con grandi piattaforme pedonali e moderne infrastrutture: ne
valuteremo il risultato tra qualche tempo. A Montpelier si è recentemente
creata una piazza monumentale, oggi già divenuta un simbolo di un
neo-neoclassicismo. La Germania e la Polonia bombardate hanno ricostruito
le loro piazze (e le loro città) com'erano e dov'erano. Berlino, dopo le
prime ricostruzioni non soddisfacenti del dopoguerra, sta ridisegnando
l'intera città affidandosi ai massimi architetti contemporanei nella
ricerca di un possibile equilibrio tra umane atmosfere e una nuova
architettura, confermando l'ambizioso obiettivo di un giusto rapporto tra
scala umana e tecnologia avanzata. D'altra parte non può negarsi che
emozionante e piena di pathos fosse pure la piazza vista in Metropolis
(siamo nel 1927, ma si anticipava il futuro di un secolo), ove con grande
effetto si presentavano rampe aeree, trasparenti ascensor
i e veicoli sospesi.
Pilotare il futuro delle nostre città sarà il grande compito della Nuova
Legge Urbanistica Regionale, a breve in calendario: sarà questa
un'occasione per amministratori, regionali e locali, architetti e
urbanisti. Riusciremo mai a trovare le giuste direttive per riqualificare
le nostre città, realizzare le nuove piazze, motivare la gente a nuovi
dialoghi? Occorre che gli auspici di pochi diventino la volontà dei più
(magari una volontà formatasi proprio in piazza). Ci piacerebbe, credo,
tornare a immaginare il futuro dei nostri quartieri su quelle 'cartoline'
o visioni disegnate a 'volo d'uccello' (così com'era d'obbligo sino a
mezzo secolo fa) per farci sognare un futuro più 'sostenibile' - come si
usa e abusa ripetere - delle nostre città.
2.06.2003
Giuseppe dalla Massara