PALLADIO E L’AMBIENTE 

Autostrade in costruzione      

    Quando Palladio creò quell’invenzione architettonica (quasi un’astronave) chiamata poi ‘la Rotonda’, calò in quel sito ‘dei più ameni e dilettevoli’ (parola di Palladio), chiaramente infischiandosene di rispettare l’ambiente, ma senz’altro cosciente dell’alta qualità della sua invenzione, come a dire che seppe coniugare Qualità e Funzione, come la storia ebbe a riconoscere.

    Nessuno d’altra parte ha mai costruito, ne in passato ne mai, rispettando l’ambiente.      Il più lontano antenato, non rispettò certo l'ambiente con il suo primo solco di vomero e non lo fecero certo  i romani con i loro palazzi e i loro acquedotti, ma piuttosto crearono nuovi mondi, nuove città che oggi ammiriamo in maniera incondizionata e rispettiamo (sic)  come documenti ancor chè come monumenti.

    Siamo infatti sempre più consapevoli che dovrà essere sempre più rispettata l’atmosfera stessa di alcuni luoghi, perché spazi, ambiti, accumoli di dettagli, contesti irripetibili e non solo il più ‘solito’ oggetto architettonico monumentale, villa, o castello che sia.

   Tra le grandi opere moderne, per esempio, va da tutti riconosciuto il valore monumentale, oltre che funzionale dell’Autostrada del Sole, specie con i suoi viadotti Appenninici.

   Il problema non è quindi di costruire ‘rispettando l’ambiente’ come troppo spesso si usa dire, anche perché è cosa semplicemente impossibile, come abbiamo visto.       Nel costruire quindi, l’obiettivo deve tornare ad essere (cosa non più facile) quello di ‘fare ambiente’, creare un giusto insieme, o più semplicemente ‘produrre qualità’.

   In questi anni per esempio, sembra confermata la capacità del prodotto di design a produrre funzione e forma, ma chiaramente non produce ‘ambiente’ ( vero è il tentativo dell’architettura di rubare idee al design).

   La frenesia del costruire più recente ha prodotto spazi ed ambienti di triste qualità e a volte nefaste, che ogni singolo cerca di allontanare dalla propria vista, spesso giustificando questi risultati come mali inevitabili, spingendo lo stesso ad isolarsi in proprie nicchie o spazi accettabili.

   Nel tentativo di difendere il territorio da tali violenze l’istituzione pubblica ha prodotto leggi e regolamenti per poter contenere il danno, per esempio con specifiche commissioni incaricate di valutare l’ormai famoso ‘Impatto Ambientale’, più che mai importante per le grandi infrastrutture pubbliche in programma.

    Il dibattito sul tracciato del prolungamento dell’autostrada A-31 (Vicenza-Rovigo) è più che mai vivace.   Progetti in prima stesura esaminati da commissioni e da assemblee popolari per giungere a nuove stesure alla luce delle osservazioni della competente Commissione di Impatto Ambientale, sarebbe da dire con risultati a dir poco encomiabili a detta anche dei più, specie in relazione all’oggetto in sé, cioè il nastro autostradale, che vola su canali, se ne va in trincea per non offuscare la villa o il colle e così via.

   In tutto questo però un’altra voce si fa strada nell’accertare che il medesimo progetto prevede per esempio di necessitare di 10 milioni di mc. di materiale di riporti per realizzare i 45 km. di tracciato.    Sapendo che l’intero comprensorio dei Sette Comuni (Asiago) muove ogni anno 2milioni di mc. di materiale, la preoccupazione va immediatamente al movimento su camion di tanto materiale sulle strade della provincia per i 5 – 7 anni di cantiere previsti.   Ma tant’è se l’autostrada è dovuta e voluta,   o no !?.

   Ma ancora si va a notare che nei 45 km. di percorso,  i singoli comuni del basso vicentini, forse a compenso del danno valutato, o a giusto compromesso, hanno chiesto ed ottenuto ben 7 caselli intermedi, più o meno uno ogni 5 – 7 km. con un consumo di ulteriori 1.200.000 mq. di terreno oltre ai 5.400.000 già previsti per il nastro stradale.

   Ma ancora , con buon tempismo, alcuni di questi comuni e imprenditori hanno già avviato le procedure per la creazione di nuove aree industriali o artigiane ( sempre più difficile la distinzione) per centinaia di mq., una delle quali proprio in faccia alla monumentale ed esemplare Cà Brusà del XV° sec. in comune di  Agugliaro.  Probabilmente iniziativa questa emula del progetto di industrializzazione dell’area in faccia alla Villa Maser (Asolo), peraltro già umiliata dal più recente intorno residenziale.    Ma l’elenco delle iniziative può allungarsi di molto.

   Fatti questi veramente impensabili in qualsiasi paese orgoglioso della propria cultura.

   Torniamo comunque all’Impatto ambientale e la domanda che mi sorge è se l’esame di questo aspetto, previsto da leggi e decreti vada incentrato sulla vera e propria opera autostradale  (nello specifico, dico) o piuttosto in tutta quella serie di opere conseguenti e collaterali, dirette e indirette, che nel caso dell’A-31 andranno loro a sconvolgere quell’organica, armoniosa equilibrata ultima oasi raccolta tra Euganei e Berici, per immagine ambientale, qualità della vita e benessere economico.

2 maggio  2003

Giuseppe dalla Massara