LA SFIDA DELLE CITTA’ Corriere 27.04.04

( presentato il PTRC)

di Giuseppe dalla Massara il 4.04.04

Nell’Aula Magna del Palazzo del Bò, sede dell’università patavina, uno dei luoghi più solenni della nostra cultura, nie giorni scorsi l’assessore all’urbanistica Antonio Padoin ha presentato ufficialmente l’ultimo versione del Piano Territoriale Regionale di Coordinamento o più brevemente, PTRC . si tratta dello strumento tecnico alla base della pianificazione strutturale, urbanistica e paesistica della Regione noato in realtà già nel 1942 e poi evolvolutosi negli anni Ottanta.In particolare è nel 1985 la Regione ribadì la necessità di individuar e ruoli e funzioni al suo interno, ma pure in rapporto alle regioni limitrofe. Dunque un progetto vasto ed ambizioso.

Avevamo auspicato in più occasione, da queste stesse colonne, il rilancio di quello strumento - vera radiografia della regione - forgiato dall’équipe, anzi dall’officina guidata dall’appassionato Romeo Toffano. O dossier è stato rimesso in gioco anche con i suggerimenti, diciamo ‘filosofici’ dei cinque saggi o, come mi piace dire, de ‘proti’ (in omaggio alle figure delle Serenissima) Ulderico Bernardi, Ferruccio Bresolin, Paolo Feltrin, Mario Rigoni-Stern ed Eugenio Turri. Si sono così aggiunte indicazioni utili a dare una linea-guida alle strategie territoriali, nel tentativo di ridare forma al nostro – è il caso di dire- devastato territorio. Vi si possono leggere l’esatta situazione del costruito, come di ogni campo coltivato o incolto, bosco e specchio d’acqua più o meno inquinato, ma anche dela realtà infrastrutturale e produttiva, terziaria o commerciale, di monumenti e di vincoli, di presenze umane e srevizi, di monumenti e di documenti culturali, ma vi si trova anche la base per future strategie.. E’ così possibile valutare anomalie, esasperazioni, carenze e possibilità di sviluppo. Per fare un esempio si può vedere se, avendo bisogno di una strada, esista o no la possibilità di costruirla. Un punto forse manca, non si trova tutto il desiderio di una comunità di sognare, di volare alto, di pensare in grande. Ma proprio questo è il ruolo del politico. E’ compito della politica, in specie del parlamento veneto che proprio di recente ha trovato la maggioranza per approvare il testo della nuova legge urbanistica, ( già rinviata per sei volte) dare questo quid pluris. La nuova scadenza ci attende è il 31 giugno, termine per le note esplicative alla legge, queste di competenza della giunta: si tenga presente che proprio con le norme esplicative si darà veramente corpo e coordinamento ai vari documenti pianificatori.

Va detto, a tal proposito che ogni futuro intervento normativo non potrà trascurare alcuni nuovi riferimenti in materia di territorio, quali le direttive dell’Unione Europea in materia di salvaguardia di cui è imminente l’attuazione in legge nazionale, l’attesa nuova legge nazionale sull’uso del territorio, infine il recente decreto legislativo del 22 gennaio scorso, ossia il cosiddetto ‘Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio’. Particolare attenzione merita questo nuovo, anzi nuovissimo codice che va a sostituire le vecchie leggi del 1939. Avremo d’ora in poi precise deleghe in precisi ambiti. Potranno essere elaborati progetti, in dialogo con i vari enti e con le governance locali, per realizzare le necessarie tanto reclamate infrastrutture. Si potrà con scelte con scelte non più localistiche, vincolare le aree necessarie per i vari corridoi (più o meno grandi). Questo anche per ribadire come le famose deleghe, argomento e causa di diatribe nella sala consiliare veneziana debbono pur essere in qualche modo guidate da norme, chiare e semplici, di grado superiore. Ebbene, il PTRC posto al fianco della legge urbanistica integrata da buone norme esplicative – come qualcuno ha già detto- potrebbe essere un elemento programmatico epocale, in grado di segnare il passaggio dauna fase estensiva a una di sviluppo intensivo, anzi ‘qualitativo’ ( o meglio fatto di qualità e funzione). E’ di vitale importanza ancora una volta che il Veneto si esprima e dica come vuole la propria casa, più che mai bisognosa di essere ‘riparata’. Serve una pianificazione per il territorio, per qualcuno in passato sfregiato ‘ineluttabilmente’ (sic) per poter aumentare il Pil, peraltro senza che, come si è letto nelle recenti classifiche, con ciò si sia guadagnato in termini di ‘ben vivere’; occorre ricompattare le città, oggi svuotate di ruoli e di residenti, sono i luoghi dove si concentrano il sociale, la cultura, il dialogo, i simboli. Nei centri storici si contano a migliaia gli alloggi vuoti, mentre fuori le ‘mura’ si è pensato a tutto per meglio ‘dilagare’ con inanimate periferie e centri commerciali. Le città, quella antica e quella moderna, sono in attesa di riqualificazione per essere rese totalmente abitabili, così facendo argine alla cementificazione della campagna sempre più ferita, invasa da una edilizia diffusa a dismisura, senza disegno e senza possibilità di sviluppo. Una regione bella e ricca deve saper ritrovare i valori capaci di durare nel tempo, almeno per figli e nipoti. Il ruolo della politica è ora quello di coniugare la riscoperta della città, da un lato, con quella del territorio verde dall’altro, nel segno della complementarietà. Questa la sfida. G d M