LA MACCHIA EDILIZIA /27.04.05

CEMENTO,  ANCORA CEMENTO
                                                                         
       di Giuseppe dalla Massara, il 7 03.05
 
Dopo aver venduto l’immagine di un Veneto per qualche verso simile a Los Angeles, dopo oltre due anni di forte azione sensibilizzatrice sul tema della sostenibilità (lanciato dalla Biennale di Architettura del 2002),giunse l’apprezzata iniziativa dell’Assessore regionale all’Urbanistica,
Antonio Padoin, per il blocco dei capannoni (tanti ormai inutili,anche per la crisi).
Applaudimmo alla nuova Legge Urbanistica Regionale, sebbene priva delle Norme Attuative, come pure al nuovo Codice Urbani in difesa dei valori del Paese, compreso il paesaggio, finalmente riconosciuto come patrimonio da difendere . Insomma, tutto un movimento culturale e di opinione, manifestatosi in convegni, dibattiti e pubblicazioni.
Era il segnale di una svolta a favore della buona urbanistica, di un modo nuovo di gestire il territorio, all’insegna di quella pianificazione che è il solo strumento utile, anzi indispensabile, per ridare un volto a città e campagna, per dare spazio - anche fisico - alle necessarie infrastrutture. Si era detto di cancellare i nefasti segni delle edificazioni a pioggia, di riqualificare le periferie inabitabili, in un territorio incapace di accogliere nuove strade, autostrade, ferrovie,
metropolitane, di cui abbiamo bisogno e pretendiamo la realizzazione. In totale contraddizione, assistiamo in questi giorni a un dissennato ’scatenamento’ delle amministrazioni comunali, impegnate ad approvare varianti ai Piani Regolatori. Ben 200 dei 581 comuni veneti hanno adottato, soltanto nei giorni 26, 27 e 28 febbraio, varianti ai loro Piani
(700 le Varianti sinora depositate) . E quel che più sembra grave: tutto ciò senza un senso, senza un target, senza che appaiano perseguiti obiettivi condivisi. E’ ancora la corsa a dare spazio a case e a capannoni: tutto come prima. Anzi, alcune (anche accese) manifestazioni di piazza, un vero ‘grido di dolore’ di fronte a questo degrado, sono state rigettate dai sindaci di turno, sbandierando l’argomento secondo cui la gente non capirebbe il grande vantaggio che porta a un paese di 8500 anime l’arrivo di 6000 nuovi residenti. Questo il grande vanto. La grande vittoria giungerebbe con l’ampliare, l’arricchire il paese o la città (quasi poi fosse vero l’arrivo di milioni di nuovi cittadini, nati o forse sbarcati).
Tutto ciò dimenticando, peraltro, la Pianificazione (PTRC) presentata nell’Aula Magna del Palazzo del Bo il 3 aprile scorso, i cui disegni risultano pronti sui tavoli regionali, per dare veramente qualità e servizi al territorio tutto.
(di cui le Province si sono dichiarate paladine) (sperando che le Province non facciano le belle statuine) E invece eccoci qua, di fronte a una vera e propria euforia ad allargare la macchia edilizia, a invadere il territorio, per lasciare nei centri storici case, appartamenti e negozi sempre più vuoti, piazze senza bambini e scuole magari trasferite nelle nuove ‘cittadelle degli studi’, da raggiungere col fuoristrada, o con tanti nuovi bus, che l’ICI di nessuna nuova periferia riuscirà mai a pagare.

G.d.M.
                                                                         
                                                        
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