La lezione di Mont Saint Michel

Grande la lezione che ci arriva in questi giorni dalla Francia, dove si è deciso di ripristinare l’isola di Mont Saint Michel.

Indubbiamente, dai tempi della Parigi dei boulevard di Haussmann, della Tour Eiffel, del Beaubourg di Piano e Rogers, fino anche alla Grande Arche che oggi domina la nuova Parigi, è una continua lezione di architettura e di urbanistica coraggiosa, decisa, caparbiamente progettata e voluta.

Questo spirito, questa voglia vanno riconosciuti non solo alla città di Parigi, ma alla Francia tutta, dove gli esempi coraggiosi si sono fittamente susseguiti, coinvolgendo progettisti francesi e stranieri nella realizzazione di grandi opere.

Da qualche settimana si sa che Mont Saint Michel tornerà a essere un’isola, eliminando quel terrapieno a uso di strada e parcheggio che alla fine dell’Ottocento trasformò l’isola in penisola. Già in preventivo si parla di costi di molti milioni di Euro: ma, tant’è, evidentemente si è valutato che, questa volta non per realizzare qualcosa di assolutamente nuovo, bensì per compiere un’operazione essenzialmente di ripristino, ne valga la pena.

Il fatto è che i francesi non arrivano a queste decisioni per mero amore di una romantica visione dell’ambiente com’è, o meglio, com’era. Si sono piuttosto convinti che ‘il Bello’ rende. E rende non solo alla vista e al cuore: si tratta bensì di un autentico business.

Anche in Italia qualcuno lo capì, già anni fa, come dimostra da tempo l’esempio di Palazzo Grassi e, più di recente, il rilancio delle iniziative culturali che gravitano intorno a Treviso.

Se in Italia sembra ormai acquisita la necessità di puntare sui settori della produzione industriale di qualità, sul terziario e sul turismo, occorre prendere atto, per ciascuno di questi settori, dell’assoluta urgenza di adeguate infrastrutture. E ciò è sacrosanto: ma mi piace sottolineare, d’altra parte, l’intimo legame che tiene insieme questi problemi a quello del buon uso e dell’eventuale ripristino del territorio, nonché, più in generale, della salvaguardia di quel che stiamo imparando a chiamare ‘il Bello’.

Il ripristino non si contrappone alla soluzione dei problemi infrastrutturali: tutt’altro, sarà un passaggio obbligato nella nostra Regione, dove molto, forse troppo, si è costruito senza giusta pianificazione.

Di operazioni di ripristino, paesaggistico e urbano, potremmo stilare una lunga lista: non solo per i celebri casi di Palermo, Siracusa, Bari, ma anche per la nostra Regione e in special modo per le province di Treviso, Padova e Vicenza. Qui, solo un progetto pensato in grande, mi verrebbe da dire ‘alla francese’, potrà ridare senso e salvezza all’intera area.

L’esigenza di infrastrutture, una nuova qualità dell’edilizia (in primo luogo dei discussi ‘capannoni’) e una speciale attenzione per l’ambiente impongono la necessità di una guida dall’alto, da parte della Regione. Solo così sarà possibile evitare pesanti cadute di immagine, di funzionalità e dunque anche di produttività: perché, se è vero che l’economia ha prodotto anche una certa cultura, è pur sempre altrettanto innegabile che è la cultura a dover pilotare l’economia.

Giuseppe dalla Massara