LA FABBRICA TORNA IN CITTA’

di Giuseppe dalla Massara 14.01.04

Si volta pagina, anzi si torna all’antico. Questa la notizia che è arrivata in questi giorni dall’Elettrolux del gruppo Zanussi di Susegana.

Licenziati i robot, in fabbrica si riassumono gli operai: pare che così migliori la qualità del prodotto e, complessivamente, costi meno.

La notizia sembra preminentemente ‘sindacale’, ma se ne possono forse cogliere pure altri (nient’affatto marginali) aspetti: in particolare, quelli legati allo sviluppo della città e alla qualità della nostra vita.

Il salutare ridimensionamento del ruolo della macchina impone infatti un ripensamento dei luoghi del lavoro.

Sappiamo che nel centro di Dresda, quasi all’ombra del duomo, la maggiore casa tedesca di automobili ha da poco inaugurato una fabbrica destinata alla produzione della nuovissima ammiraglia. All’interno di una struttura a dir poco avveniristica su più piani, con enormi pareti vetrate e tanto acciaio, architettonicamente degna di un museo, il cliente può stare seduto in terrazza-ristorante e osservare il crescere del ‘suo’ esemplare di questa lussuosa vettura, accudita e coccolata da tecnici in camice bianco. Decisamente ridimensionato, anche qui, il ruolo del robot: al suo posto, molta cura professionale per un prodotto di qualità. Se poi si scopre che i materiali usati, fin dal loro acquisto e per tutti i passaggi intermedi, risultano ‘puliti’ (secondo il cosiddetto ‘processo integrato’, di cui già si è detto in altre occasioni), ecco allora che la fabbrica, finalmente non inquinante, acquisisce pieno titolo per tornare in città.

Nel centro di Stoccolma c’è una famosa falegnameria che produce ‘pulito’ senza inquinare: la si può visitare e partecipa alla vita sociale della città.

La stessa cosa avviene in alcune aziende giapponesi.

Al contempo, merita ricordare che nella storia industriale delle nostre città (Milano, Torino e tante altre) le grandi fabbriche spesso occupavano aree centrali o adiacenti ai centri: è soltanto in anni relativamente recenti, dopo aver evidenziato la loro pericolosità inquinante, che esse furono (doverosamente) ‘cacciate’ nei distretti industriali.

Ebbene, se oggi siamo in grado di scoprire una fabbrica pulita e così di farla tornare a essere luogo di lavoro per operai, anzi per uomini altamente qualificati (quindi un po’ meno per robot), sarà allora d’obbligo rivedere anche le nostre idee in tema di forma urbis.

Questo del rapporto tra cittadini e luoghi del lavoro è soltanto una delle grandi questioni che dovrà affrontare la nuova Legge Urbanistica Regionale (e i collegati Piani Strategici, oggi all’attenzione).

Occorre riportare qualità e vitalità alla nostre care e belle città, che aspettano solo un ricevere un progetto unitario e lungimirante. Si lavori a una Legge che ne promuova la riqualificazione, bloccando in tempo nefaste espansioni, attuando le dovute riconversioni a uso di città polifunzionali, ricche di giuste alternanze, di attività e ruoli stimolanti, facendo ritornare i residenti e garantendo il convivere delle diversità sociali, culturali e anche etniche.

Credo che questa sia la città che ci interessa, rispettosa del territorio e capace di dare impulso a una nuova convivenza.

G d MNuova pagina 5.htm