LA CINA SI PUO CONQUISTARE / 12.01.05
MaANDIAMOCI IN CINA
di Giuseppe dalla Massara il 30.12.04
In questi prossimi cinque anni Treviso ospiterà un ciclo di grandi mostre sullarte cinese: forse il maggiore mai concepita in Europa. Si tratta di una straordinaria opportunità per la nostra Regione. In concomitanza, è prevista unesposizione sullarte italiana in Cina. Che i rapporti con quel paese, che presto diverrà il primo al mondo per ricchezza e forza produttiva, vadano rapidamente intensificandosi è stato reso ben visibile a tutti dalle recenti visite laggiù compiute da Ciampi e Montezemolo. Fermo restando che anche nella marcia di avvicinamento alla Cina scontiamo come Italia e Triveneto un grave ritardo, quali strategie si possono ancora perseguire? Mi pare opportuno prendere spunto dallinteressante reportage che Adriano Madaro ormai cittadino cinese e cultore di storia cinese ci ha offerto il 9 dicembre scorso a Monastier. Abbiamo appreso che i cinesi ricchi sono ormai 250 milioni, di cui almeno 90 milioni possono dirsi molto ricchi: numeri elevatissimi, ma comprensibili se si tiene conto dellenorme popolazione cinese. Ebbene, a quei ricchi non interessano certo i prodotti di profilo medio- basso che escono dalle fabbriche della nostra delocalizzazione. Ben più allettanti risultano invece le nostre Ferrari e tutto ciò che si colloca nella fascia della produzione delite. Dalla Germania i cinesi importano le Mercedes e le BMW; della Francia utilizzano da anni il TGV e i grossi Airbus. DellItalia in terra dOriente, si conosce la storia e la cultura: così i cinesi amano Marco Polo (vero simbolo nazionale), ma non ignorano il gesuita Matteo Ricci, Giuseppe Castiglioni, come anche il più recente Luigi Barzini per le imprese della sua Itala, ma pure il nostro Arturo Ferrarin, per quel che fece con il suo SVA. Può forse apparire sorprendente che, nel darsi un ordinamento giuridico adeguato allo sviluppo economico degli ultimi anni, la Cina si sia orientata allo studio del diritto romano. E, più in generale, il sentimento popolare nei confronti della storia della romanità è di riverenza e ammirazione: si pensi che limpero di Roma era la grande Cina, ossia il grande impero. La strategia del nostro avvicinamento alla Cina, dunque, non può che passare per la cifra caratterizzante della nostra cultura. Visti da lontano, noi siamo ma ciò, spesso per difetto di miopia, non riusciamo a scorgere - la nostra cultura, specie quella che si colloca tra Roma e il Rinascimento: quindi le nostre città, la grande arte, tutti i segni di una lunga civiltà. La sfida che si dischiude in occasione dellevento trevigiano consiste quindi nellagganciare a questimmagine dellItalia e del nostro Triveneto quella di ciò che sappiamo fare, in termini di prodotti e di competenze professionali, proprio in virtù della cultura di cui siamo espressione. Ricordiamoci che, a ordinare la costruzione della grande Muraglia fu lo stesso Imperatore che diede ordine di bruciare tutti i libri allora esistenti (basti andare a rileggere le celebri pagine delle Altre inquisizioni di Borges): oggi, che di muraglie non ne costruiscono più, lunico possibile veicolo di penetrazione anche economica torna a essere la cultura.
G.d.M: