| LAUTOSTRADA CHE CI MANCA di Giuseppe dalla Massara 8.06.03 Lautostrada che ci manca sembra proprio quella pensata e disegnata, ma non realizzata, nel 1927. LItalia di quegli anni viveva forse illusioni, ma in qualche ambito, evidentemente, sapeva pure pensare in grande: pensava a noi , verrebbe da credere. La Camera di Commercio di Vicenza, tracciando il progetto del tratto autostradale Verona Vicenza (mentre negli stessi anni erano in corso dopera i tratti Milano-Brescia e Padova- Venezia ed era già inaugurata la Milano Laghi) già concepì la Pedemontane Vicenza-Treviso-Udine-Trieste. Il progetto nasceva dal consorzio delle Camere di Commercio e delle Province interessate, con delega di stesura alla Camera di commercio di Vice za chi il 31 marzo 1927 preentava e pubblicava una relazione con tracciati di massima, giuste previsioni di spesa e di ricavi. Secondo quella relazione era essenziale che, per soddisfare le necessità imprenditoriali, turistiche e commerciali della pianura veneto-friulana, si realizzasse unautostrada Pedemontane che , staccandosi a nord di Vicenza dalla Milano - Venezia, raccogliesse i flussi di traffico proveniente dalle diverse vallate, richiamate una per una con il nome dei relativi fiumi (evidente omaggio alla pagine di storia di dieci anni prima). Dalle analisi del traffico si giungeva a giustificare lopera con un transito ipotizzato in 800 veicoli giornalieri. Questo dato partiva da 315 veicoli realmente contabilizzati dallAnas, aumentati però dai <non gommati> (trainati da bestiame), nonché incrementati da quelli che si riteneva- sarebbero stati messi in movimento, dalla stessa capacità <attrattiva> esercitata dalla stessa autostrada: per intendere ciò, basterebbe rivedere la corsa sulla Milano- Laghi di Vittorio de Sica in <Uomini che mascalzoni>. Ma non si poteva certo pensare allora ad un movimento del tenore attuale. Oggi il traffico medio lungo la A4 è di 80mila veicoli al giorno, con gli intasamenti che tutti conosciamo. Indubbiamente laspetto più sorprendente è rappresentato dallintuizione (occorre ribadire, era il 1927) del ruolo che lautostrada avrebbe svolto al servizio dellindustrilizzazione, allora forse solo nella mente di pochi, ma non solo nella mente di pochi, ma non solo, auspicata, quanto piuttosto prevista con lungimiranza quasi profetica. Quel momento di crisi di crescita del Nord Est è giunto, senza però quella strada. Soprattutto, non si è neppure pensato di salvaguardare una fascia di < non edificabilità>, cosi creando una corsia di rispetto- più o meno quel che ora stiamo imparando a chiamare corridoio capace di garantire la realizzazione di future infrastrutture. Allopposto, si è invece costruito sul fronte di tutte le strade e autostrade, a distanza indiscriminata. Ancora nuove costruzioni e ulteriori ampliamenti si possono vedere tuttoggi in corso dopera. E ciò proprio nel momento in cui si chiede il raddoppio della stessa autostrada o la realizzazione della complanare o di una nuova ferrovia (ad Alta o Bassa velocità). Peraltro senza pensare che presto avremo bisogno di quella che mi piace chiamare ovovia nella quale presto correremo sollevati da terra dentro ovomobili, magari sostenuti da cuscinetti daria su tracciati elettromagnetici e guidati da raggi laser. Sul tavolo delle varie commissioni molti progetti stanno aspettando i necessari nulla osta, con quante difficoltà allorizzonte, però. Limpossibilità di scavalcare Mestre con la bella, ma insufficiente sopraelevata ha dato il via allidea del Passante, che però tra Dolo e Quarto dAltino trova un muro di costruzioni tale da chiedersi: il Passante passa o non passa? Il tunnel è riconosciuto strumento senza alternative per attraversare Alpi e quantaltro, ma la memoria del Bianco e del Gottardo fa tremare i polsi. Il ripensamento dellintero proget to della viabilità del Triveneto diviene quindi un atto doveroso dal quale muovere per attribuire le diverse priorità. Certamente non è guardando dalla cella dei propri campanili che si disegnerà il futuro. Occorrerà invece guardare da un satellite per avere contemporaneamente la visione di un Triveneto inserito nellEuropa, con il Corridoio 5 a Lisbona alla Giorgia, lAlta Velocità, lA4 raddoppiata, una nuova Padana Inferiore, una Pedemontane che attraversi Montechio, Malo, Bassano e Montebelluna fino allA 27 e quindi allA 28. Ma occorrerà poi verificare se lunica soluzione per lA 31 Sud sia quella pensata tra i Berici e gli Euganei oppure se esista unalternativa, magari più consona, funzionale ed economica. Senza perdere di vista pure le altre necessità: il canale navigabile, la metropolitana di superficie, il ripristino dei territori deturpati, il restauro delle aree meritevoli, il disegno dei distretti produttivi, artigianali e turistici e quantaltro, per il grande progetto del Nord Est che tutti attendiamo. G. d. M. |