INELUTTABILITA’

di Giuseppe dalla Massara 31.10.03

Non pochi ritengono che per trasformare la società veneta, prevalentemente rurale, in una società industriale fu cosa ineluttabile fare strazio del territorio.

L’uomo, in stato di necessità, si fa ladro per soddisfare le esigenze primarie: certo, può essere ineluttabile.

Ad Agrigento, negli appezzamenti di terreno nei pressi dei monumentali templi, fu forse ineluttabile costruire quelle famose casette, case, quasi palazzi?

Sul Monte Pellegrino di Palermo si è forse costruito per ineluttabile necessità o piuttosto per mancanza di sufficiente controllo, se non per complicità?

Esempi sul genere non mancherebbero anche in Veneto.

A me sembra che ineluttabile possa piuttosto essere la ‘rabbia’ dell’acqua che, non trovando terreni vergini sui quali rallentare la propria corsa, travolge tutto quel che trova, correndo sull’autentica pista di cemento che l’uomo sembra averle voluto costruire.

 

Ineluttabile deve essere piuttosto la lotta alla volgarità (anche estetica), inconcepibile nel paese del Rinascimento. Come può considerarsi ineluttabile l’autolesionismo sociale? Esso è semmai frutto di incultura, di pura follia o di mancanza di guida.

Quella guida che in altri tempi fu il Cesare o il Principe illuminato e che, oggi, democraticamente, dovrebbe essere il ‘progetto’.

Proprio al ‘progetto’ deve affidarsi il compito di rendere ogni iniziativa utile per il singolo un’azione mai ostile o dannosa per la collettività.

Stiamo verificando solo ora (troppo tardi!) che l’indiscriminata occupazione del territorio è deleteria non solo per la comunità, come evidente, ma pure per lo stesso singolo.

Colui che si era mosso in libertà – e di quella libertà traendo i frutti (il successo del Nord è forse in larga parte figlio di un ‘non ordine’) – ora si trova prigioniero del suo fare senza ‘progetto’, privato della possibilità di dare sfogo alle proprie iniziative: si è costruito da solo un castello che ora lo imprigiona. Nel Veneto (e non solo), chi ha costruito a ridosso di strade e autostrade è ora lo stesso che le vorrebbe vedere ampliate o raddoppiate.

Solo un ‘progetto’ avrebbe potuto (e dovuto) pilotare sviluppo e uso del territorio con risultati più intelligenti. Ottimale sarebbe stato farsi guidare dall’ambiziosa formula ‘forma e funzione’.

Fu invece proprio la mancanza di progetto e di controllo a lasciare campo libero allo sviluppo di una galassia urbana che ormai ci soffoca. Come a dire che le regole tornano ancora necessarie, quanto necessario è saperle rispettare.

La non antica Legge Urbanistica del 1978 sostituì il termine ‘licenza’ con l’espressione ‘concessione edilizia’: si realizzava così un ridimensionamento del diritto di edificare, oggi corretto ancora in ‘permesso a edificare’: evidente passo indietro per il controllo del territorio.

La nostra vicina e ‘cugina’ Regione Trentino Alto Adige, grazie a una legge urbanistica redatta nel 1947 e confermata nel 1954, ha ottenuto un buon equilibrio tra benessere e uso del territorio. Lo spirito di salvaguardia è così oggi presidiato tanto dalla ‘norma’ quanto dal ‘cittadino’: può dirsi ormai frutto di una cultura radicata.

Ricordo di avere visto nei pressi di Macerata un esemplare insediamento produttivo nato da un progetto quantomai intelligente degli anni ’80, capace di proporsi quale modello per obiettivi di qualità. Si presentava come un ‘villaggio’, con una piazza principale e i necessari servizi, lontano dalla strada principale: progetto purtroppo non imitato, di concezione radicalmente opposta rispetto agli insediamenti lineari, addossati alle strade grandi e piccole, che affliggono il nostro territorio.

Un segno nello stesso senso credo di essere riuscito a dare, quasi trent’anni fa, con l’insediamento – in quel caso residenziale – di Sant’Eusebio, nei pressi di Bassano del Grappa.

 

Grandi progetti costruirono Venezia, seppure in sè sorta da una spinta storicamente ineluttabile.

Con un grande progetto si realizzò Pietroburgo, si ridisegnò Parigi e si programmò Milano. Con un progetto che è un piano regolatore, mai avuto prima, si sta ora per ridare forma a Los Angeles.

La fase di distruzione più radicale del territorio veneto – si è detto e ribadito – si sviluppò a partire da una dozzina d’anni fa: il disastro procedette dunque di pari passo con quell’autentica rinuncia al controllo che fu l’adozione a sistema del condono edilizio, quasi nuova filosofia di deregulation. Insomma, se prima per qualche verso si potesse pur dire che fu ineluttabile il fare senza progetto, ebbene, dopo di allora lo scempio fu davvero incontrollato quanto privo di qualsivoglia giustificazione.

Note

(Pur con un così triste quadro, voglio però ancora poter sognare e sperare)

 

Con la forza di un Progetto al di sopra dei localismi, si possono realizzare le grandi infrastrutture tipo Corridoio 5, spegnendo sterili campanilismi, evitando scontri insostenibili e bypassando i Berici a sud su percorsi possibili.

Non aver saputo vedere il pantano a cui andava incontro proprio l’imprenditoria fu grande cecità della classe imprenditoriale quanto della classe politica preposta a guardare lontano.

Lasciar crescere una galassia urbano-produttiva senza pensare alle strutture, a programmare le giuste e necessarie infrastrutture e a non fare sistema fu il grande limite del fenomeno Nord Est, caduto nel caos.

Quel ‘Caos inevitabile’ privo di una reale conquista, destinato all’implosione, si conferma negazione della formula ‘Male-come-Opportunità’ .

Vero è che ora il sistema dovrà attendere alla propria sublimazione da realizzarsi con una specie di restaurazione, salvo il prezzo e il limite posti dal caos . Limite dato (come già detto) dalla difficoltà o impossibilità di ripristinare quel territorio ora necessario per la ripresa della competitività; quel territorio di cui si doveva far ‘musina’, anche per poter crescere bene.

Vero anche che la bramosia di successo e di ricchezza trasforma gli uomini in predatori, non più rispettosi delle regole e di quell’amore che la società civile deve avere a salvaguardia e difesa del territorio e della sua cultura.

 

21.10.2003