INCROCIO D’EUROPA 20 .09.03

Verona ha l’occasione per diventare un punto di snodo assolutamente fondamentale nel sistema viario della futura Europa. Quali prospettive potrebbe aprire per la città questo nuovo ruolo, quasi di ombelico del Continente?

Quando in Roma si tracciavano cardo e decumano, ben si sa che ciò significava non soltanto tracciare i primi solchi delle vie di una nuova città, bensì prefigurava il disegno urbanistico e il futuro (economico, culturale) di un intero territorio. All’incrocio di quelle vie, il Foro sarebbe stato il luogo per eccellenza degli incontri e degli affari.

Oggi, in una Europa ‘appena fatta’, si torna a tracciare le nuove grandi vie consolari. Senza che di ciò in Italia si siano accorti in molti, è una vera corsa ad averle: la contesa muove grandi interessi ed illusioni.

Ebbene, Verona ha la possibilità di trovarsi proprio sul punto di snodo tra il ‘Corridoio 5’ e quello ‘Nord - Sud’. Quest’ultimo (il cardo, per rimanere in termini) è inevitabilmente già disegnato e segna il collegamento tra Kopenhagen, Berlino, Monaco, il Brennero e quindi, passando per Verona, giù verso il ponte di Messina -che si faccia o meno-. Il tracciato è funzionante e si dovrà solo procedere all’adeguamento delle strutture.

Il ‘Corridoio 5’(il decumano), invece, attraversando l’Europa da Est a Ovest, è oggetto di un’ampia contesa a livello europeo. La proposta italiana ne prevede comunque il passaggio per Verona.

Le possibilità di successo della proposta italiana è in larga parte affidata alla nostra capacità di superare una forte rissosità interna (degna dei tempi dei Comuni).

Oggi, per vincere simili competizioni, sono necessarie grandi e coraggiose scelte e compattezza di intenti, al di sopra di spiccioli campanilismi. Occorre compiere valutazioni nazionali di scala europea, specie in un’Europa destinata a ingrandirsi ancora verso Est. Fondamentale sarà poi arrivare in tempo utile (e non tre mesi dopo l’incendio come i Fiorentini in soccorso di Pisa in fiamme).

Dovesse passare la soluzione italiana per il ‘Corridoio 5’, Verona si troverebbe veramente a essere l’ombelico d’Europa. La bella e dolce Verona avrà i numeri, la capacità e la forza per sopportare un tale ruolo?

Da molti è giudicata ‘città ideale’ per la sua location, per quel suo giusto rapporto tra valori ambientali e monumentali, per la presenza del fiume (che fa sempre più grande la città attraversata), per le dimensione urbane controllate e ancora controllabili, per la ricchezza di storia, di eventi e di progettualità.

Dimostrata è ormai anche la capacità di dotarsi di strutture e servizi: una rete viaria (anche interna) di qualità, con nuove vie di penetrazione e tangenziali, una struttura fieristica di prim’ordine, un’Università in piena espansione (specie ora con il recupero di grandi volumi ausburgici in pieno centro), con forte vocazione all’integrazione nella città, musei quali Castelvecchio e Palazzo Forti sempre vivacemente attivi. Si pensi poi all’aeroporto, ormai quarto in Italia, al più che mai funzionante Quadrante Europa e ai progetti per la stazione ferroviaria.

C’è da auspicare, dunque, che Verona sappia fronteggiare questo suo possibile ruolo.

Per intanto, sarà forse necessario adottare qualche soluzione, più che mai ‘europea’, per i problemi del traffico in centro storico, con soluzioni equilibrate più che integrali. E ancora ci schieriamo senz’altro perché non si perda subito l’occasione di ripristinare l’Arco dei Gavi là sul corso dov’era, in faccia all’altro splendido Arco dei Borsari, con altezzoso richiamo ai fasti romani: sarebbe una scelta vincente.

Augurandoci che l’Italia possa ancora vincere la competizione, sempre più ardua e incerta per taluni ingenui campanilismi, saprà Verona conciliare il sapore della cara e dolce città scaligera con un ruolo tanto importante quanto pesante? Auguri Verona

09.09.03 Giuseppe dalla Massara