IL VENETO OSI DI PIU’ 27.10.04

alla biennale di Venezia

di Giuseppe dalla Massara il 26.09.04

 

Perché nessuna importante presenza di casa nostra alla Biennale di Architettura di Venezia ?

L’appuntamento di quest’anno si presenta più che mai eccezionale vetrina di idee e sede di confronto a livello mondiale. Edizione che rimarrà come storico manifesto del ‘Neoplasticismo’, come quella del 1980 lo fu per il Postmoderno che spopolò per venti anni con i suoi ‘frontoncini e colonnine’. A distanza di oltre mezzo secolo dai grandi, singoli, episodi di plasticismo architettonico firmati Le Corbusier e Michelucci e pochi altri, allora incompresi, oggi alle Corderie dell’Arsenale di Venezia si possono ammirare le più originali e innovative invenzioni dell’architettura, quelle che domineranno la scena mondiale nei prossimi decenni.

Il coraggio delle invenzioni uscite dall’ardire di alcune menti fantasiose e dalla tecnologia più avanzata, ieri impensabile. Parliamo di quelle forme rese famose dal Museo di Bilbao, per capirci; ma se a Bilbao si realizzò una forma ‘strana’, plasmata, a Venezia si possono vedere grandi strutture modellate per sembrare senza peso, fatte più per volare, (si pensi a Nardini a Bassano), oggetti trasparenti, pensati forse per non intaccare il suolo, chissà se in nome di una nuova ecologia. Ma se a Venezia si ospita tanta avanguardia dove e quando mai si vedrà realizzato qualcosa nella nostra regione? Se l’è chiesto pure Franco Posocco proprio da queste colonne. Pur concordando nell’ analisi, penso che a condizionare la progettazione nella nostra regione sia da un lato l’alta qualità delle città storiche che imbarazza anche i più bravi architetti, le stesse istituzioni e la cultura in generale per un doveroso rispetto e per la reale difficoltà a violare la qualità urbana raggiunta, mentre nelle più tristi periferie vige ancora, per convenzione più che per convinzione, una sindrome a convivere, a conservare, a non rischiare e scegliere il banale piuttosto che osare. Ma dall’altro lato manca ancora quella visione generale capace di pensare a grandi progetti di urbanistica nei quali inserire la nuova architettura. E l’occasione veneziana ci racconta come dal mondo arrivano grandi e coraggiosi progetti di architettura sempre collocati in contesti ben descritti, analizzati e mostrati con i famosi masterplan, di cui la mostra è piena, salvo per i casi nostrani dove si espongono pochi e non contestualizzati oggetti architettonici, anche curiosi. Osare nella nostra regione, potrebbe significare demolire molto del brutto e antifunzionale costruito, per sostituirlo con del nuovo, come si fa con disinvoltura in molte città europee. Un’altra via, potrebbe essere quella di ridisegnare fette di territorio regionale con una pianificazione completa, a cominciare dalle infrastrutture (corridoi e alta velocità ecc.), quelle che, attraversando la nostra regione potrebbero risolvere contemporaneamente le moderne esigenze produttive e di sostenibilità mediante insediamenti compatti e autosufficienti, escludendo e dimenticando i capannoni costruiti lungo le strade e autostrade, non tanto perché brutti, ma perché ‘stupidi‘. La nostra regione ha capacità e tecnologia da vendere. La sfida potrebbe essere messa alla prova nella nuova Marghera e nel Mediopadano, aree queste pronte ad ospitare (almeno in parte) la delocalizzazione del Nordest in crisi, ma in crisi specie per saturazione e non solo per costi della manodopera.

G.d.M.

 

 

Editoriale pubblicato su ‘CORRIERE DEL VENETO ‘ il 27 ottobre 2004

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