[IL VENETO COME LOS ANGELES?] 9.04.03

 

 

E’ proprio vero il Veneto assomiglia sempre più a Los Angeles: dobbiamo esserne fieri o preoccupati? A ben riflettere, potrebbe anche essere l’occasione per cogliere le esperienze positive di quella realtà e, al contempo, non ripeterne gli errori, sempre che non sia troppo tardi.

Come sappiamo, Los Angeles è la sommatoria di grandi e piccoli insediamenti urbani tali da creare un unico tappeto edificato che si estende da Ventura, a Nord, sin oltre San Diego, a Sud, per una lunghezza di 230 km e per una larghezza di 50-60 km. La visione dall’aereo è proprio quella di una sterminata distesa di strade e case?? (che ricorda l’immagine piatta e monotona di … di calviniana memoria), interrotta solo dalla down-town, da pochi anni pure in notevole crescita. Caratteristica più evidente di quel sistema cittadino è certamente la sua enorme rete viaria, di cui taluni assi si prolungano rettilinei anche per oltre 70 km. Fino agli anni recenti, si direbbe fino al decennio passato, quel sistema si è andato sviluppando quasi senza regole, tanto meno urbanistiche. Per oltre due secoli, a disegnare il tessuto urbano era, di volta in volta, colui che per primo arrivava a ‘piantare i picchetti’: così nacquero Holliwood, Beverly Hills o Sunset Blv. Con tutto questo, però, i cittadini di Los Angeles non hanno ancora una metropolitana e rischiano di trascorrere tutto il giorno in auto per andare in ufficio, in palestra, a visitare un cliente o un parente che vive soltanto in un diverso quartiere??: e tutto ciò pur avendo strade a tante corsie e incroci a vari livelli che sembrano dei veri ‘otto volante’.

Tanti aeroporti permettono di atterrare un po’ dovunque, naturalmente sempre in mezzo alle case e tra poco tra i grattacieli.

A voler cercare in Los Angeles i connotati tipici dei nostri centri urbani, non sarà dato trovarne traccia: mancano i luoghi ‘forti’ della nostra cultura, quali la piazza ??? e gli altri luoghi-simbolo dell’incontrarsi e del conoscersi ed emozionarsi?? (??).

E’ però degli anni Novanta la grande svolta, con cui la municipalità, dopo tanti anni di deregulation urbanistica, decise di intervenire: fu così varato, forse anche per la pesante esperienza delle Olimpiadi, il primo Piano Urbanistico, proprio con l’obiettivo di dare ordine e disegno alla città: si pose anche il problema della metropolitana, che, per mancanza di qualsiasi originaria programmazione, sarà realizzabile forse soltanto con tecnologia aerea piuttosto che sotterranea, passando accanto a case e grattacieli.

Il Veneto oggi visto dall’alto assomiglia sì, sempre più, a Los Angeles, anche se noi non disponiamo di quel sistema viario (al più ci è rimasto il tracciato romano dell’antica Postumia, con il suo rettifilo di 32 km, oltre agli altrettanti km dimenticati sotto i campi in direzione di Vicenza). Al servizio del grande triangolo urbano Treviso-Mestre-Padova è nato il progetto per la rete metropolitana di superficie: ma si conosce bene con quante e quali difficoltà, su un territorio non programmato, non progettato.

L’autostrada pensata nel 1927, che avrebbe unito Vicenza, Treviso, Udine e Trieste, così risolvendo il maggiore problema viario strutturale del Nordest, oggi affidato ai vari progetti di Pedemontana, Passante, Tangenziale e quant’altro, non fu realizzata né oggi appare realizzabile.

Il Consiglio Regionale ha scelto di darsi sei mesi per il riesame del problema legato alla Nuova Legge Regionale Urbanistica: in questo lasso di tempo, a industriali, enti locali, e quanti altri siano interessati si offre l’imperdibile occasione di ripensare e progettare il futuro della Regione.

Lo stato di necessità sta dunque dando alla Regione una grande opportunità per un riscatto orgoglioso, degno della lungimiranza di una Serenissima Repubblica, che, pur garantendo ai singoli Comuni il rispetto dei relativi Statuti, sapeva imporre i suoi progetti di lunga strategia nell’interesse dell’‘interezza’ del territorio e della sua immagine.

Mi risultano essere oggi 24 i Piani di Salvaguardia predisposti per l’intera Regione, tutti diretti a difendere di volta in volta ville e giardini, castelli, fiumi e monti e quant’altro. Forse sarebbe giunto il momento di operare pensando che tutto il Veneto è un unico ambiente da salvaguardare, dove, vuoi per necessità, vuoi per scelta, realizzare talora un nuovo insediamento residenziale o produttivo, valorizzare un’area protetta, tracciare una futura strada (o, sarebbe meglio dire, meglio una ‘via di comunicazione’, sapendo che forse tra non molto viaggeremo su cuscinetti ad aria o su tracciati magnetici).

Se è vero, come pare, che il Veneto assomiglia sempre più a Los Angeles, occorre allora riconoscere la necessità di un grande progetto urbanistico forte, se non forse addirittura di un grande Piano Regolatore che copra e piloti l’intera Regione.