IL VALORE DEI LUOGHI
La salvaguardia del Veneto
A Bagdad oltre ai danni di guerra per bombe, abbiamo assistito anche ad una autolesionistica cancellazione delle memorie storiche culturali, con la distruzione del proprio museo archeologico e chissà cos'altro.
Gli antichi romani ci hanno lasciato una ricca testimonianza del loro amore per il collezionismo d'arte, ma Alessandro Farnese nel '500 rimane forse il simbolo del collezionismo, con la sua raccolta di capolavori, messi assieme a Parma e poi trasferita a Napoli (Capodimomte) creando così alla grande la moda delle quadrerie.
Più avanti nel '700 con l'illuminismo, la collezione divenne pubblica e così nacque il "museo"; per farla breve, è proprio tra il '7 e l' 800 che nel Veneto l'illuminato Leopoldo Cicognara stendendo l'elenco de " I più meritevoli monumenti di Venezia" anticipò le basi per il "vincolo monumentale".
Il " vincolo" , quello gestito dalle "famigerate" Soprintendenze, da alcuni chiamate ancora "le belle arti", arrivò con la Legge del 1939 ed è questo l'unico strumento legislativo di salvaguardia monumentale, salvo poi tutta una serie di leggi e decreti che negli ultimi 50 anni sono andati ad istituire parchi, aree protette e aree speciali con vincoli ambientale, di cui si sente la carenza di un piano o progetto unitario.
Mi piace scoprire però che in un anglo degli uffici urbanistici della Regione Veneto, dove amano fasi chiamare
' 'l'officina' si lavora per predisporre piani di salvaguardia e valorizzazione delle aree speciali , cioè di alcuni ambiti che nulla hanno di monumentale, nel senso più tradizionale, cioè legati a ville, castelli o giardini, ma bensì di insiemi tipologici, ambientali, faunistici, florealistici o anche solo di pura atmosfera. Ambiti insomma costituiti da situazioni o da particolari caratteri, prodotti sia dall'uomo che dalla natura o da eccezionali combinazioni dei due. Frutto in ogni caso di un momento magico o storico o di una lunga stratificazione di cause ed effetti; il tutto capace di dare quel phatos, quell'alone magico e irripetibile da doversi conservare a peritura memoria, non solo per romantica visione della cosa ( motivo di già sufficiente) , ma perché confermato essere un vero e proprio oggetto di valore. Di quel valore trattato dal più moderno marcketing, Valori questi che nell'it paraid più trand possono essere inseriti tra i cosi detti 'nuovi desideri'.
Vero è anche che i mali del mondo, come guerre ed epidemie spingono a ridurre l'ostentazione a favore di un nuovo intimismo, con nuovi valori culturali ed emozionali.
Se per la persona romantica il deja vu era rassicurante e quindi da conservare e amare, ora diventa prezioso tutto ciò che in qualche modo è irripetibile e così anche la cultura e l'etica rientra alla grande nel mondo di 'chi più può' .
Indubbiamente anche questo è uno dei risultati della globalizzazione: se alle Maldive vanno tutti, perché non cercare qualcosa di più particolare, raro. Nella moda per esempio è acquisito che l'abito costoso deve rendere la donna bella, non appariscente.
C'è un angolo dell'altopiano di Asiago, dove invero tutto è pieno di piacevoli atmosfere e pregiate situazioni, ma dove quel sito posto a nordest di Asiago è dominato da monti e piccole valli con toponomi rubati alle poesie della natura cimbra, con solchi di trincee, malghe e accumoli di memorie tale da potersi e doversi raccogliere sotto un nome tipo "Percoso di Thonle" o anche "Parco letterario di Thonle" in un caro e meritevole omaggio a quel personaggio di Mario Rigoni Stern, che quelle momtagne ebbe a percorrere nelle pagine dell'indimenticabile "La storia di Thonle" del 1978.
Ci è difficile definire monumento quel luogo dove un rivolo o una malga valgono quanto un tramonto o un pomeriggio vissuto camminando nella bruma.
Un insieme che se non è un monumento, non può che essere un "documento", la testimonianza di un mondo, di una atmosfera sempre più rara nel nostro quotidiano. Spazi più metafisici che fisici , da andarsi a cercare con tanta voglia, così come si cercano le cose rare, nei mercatini o meglio ancora nel delta del Po, nella Laguna di Marano con Hemingwai ( queto in Friuli), nelle piatte del saccolese o del polesine con Zavattini , sul Cansiglio con Buzzati e in mille luoghi del nostro Veneto che meritano rispetto e amore perché impregnati di tutti i titoli per essere salvaguardati da noi, per noi e per i nostri nipoti, e lo strumento per farlo è quel grande "progetto" che il Veneto aspetta con la Nuova Legge Urbanistica Regionale, perché come ogni bel racconto , la morale qual è se non ribadire che il Percorso di Thonle, le autostrade, le ferrovie, le aree produttive, i corridoi, le pedemontane, il rilancio dei centri storici , il ridisgno delle periferie e quante altre cose sono tutte assieme i temi di una unica legge urbanistica per la Regione Veneto che vuole e sa pensare in grande.
18 maggio 03
Giuseppe dalla Massara