Da Ikea all'Idea

 

Da IKEA all’IDEA

Giuseppe dalla Massara  il 5.11.2005

"Noi andiamo avanti", ribadisce il Ministro Lunardi. E quanto bisogno ci sia di moderne infrastrutture tutti siamo convinti. Ma è vero anche che la gente vuole sempre più essere coinvolta, reclamando - dal Piemonte al Basso Vicentino - una propria partecipazione alle scelte. Il caso Ikea, all'attenzione da tempo, è oggi uno sconfortante episodio di urbanistica: un caso limite, ma soprattutto un nefasto sintomo di un male che si chiama mancata pianificazione.  Lentamente, quasi inesorabilmente, il controllo del territorio è stato lasciato o delegato agli enti locali, riconoscono oggi gli stessi amministratori regionali. Così, lo Stato prima, e le Regioni poi, piangono o vantano, a seconda delle occasioni, tanta liberalità.  Abbiamo spesso invocato l'opportunità di un confronto con le modalità di gestione del territorio da parte di altre Regioni (si pensi al Trentino Alto Adige, al quale peraltro tendono le recenti voci di separatismo di alcune nostre comunità) o di altri paesi europei, dove i comuni dispongono della gestione dell'area edificata e 'aedificanda', si curano cioè della città, della sua forma e della sua funzione, ma il territorio rimanente, con tutti i suoi 'documenti', viene preservato e non solo per i valori intrinseci (ambientali, ecologici, faunistici, estetici etc.) che esso presenta, ma anche - specie oggi - per essere indispensabile alle necessarie, richieste e a volte pretese infrastrutture, in una prospettiva
intercomunale, regionale, internazionale, anzi europea; per questo il territorio è oggetto di una programmazione illuminata, delineata anche al di sopra delle parti coinvolte, se pur poi sempre attuata in  concerto con queste. Dalla Francia al Piemonte, le recenti guerriglie la dicono lunga
sulla difficoltà di un dialogo in questa materia: occorre tuttavia comprendere come la politica deve tornare al proprio compito primario, ossia a fare progetti sul territorio, anticipando i problemi, quindi
predisponendo, attraverso la pianificazione, le diverse aree ad adeguate vocazioni, come si fece nel Nord Europa ai primi del Novecento, quando furono programmati i 'corridoi verdi', pensati per accogliere, un giorno, nuove strade e ferrovie, con idonee  fasce di rispetto. Perché mai a Padova si devono soffrire  i danni di una struttura, Ikea, che - come dice bene Ivone
Cacciavillani nell'editoriale del 2 novembre scorso -, realizzata lì o pochi chilometri più in là, sarebbe andata ugualmente bene alla stessa Ikea? E tutto ciò per non aver valutato un insediamento di portata sovracomunale entro una visione dall'alto, da una quota elevata, quasi
satellitare, piuttosto  che  da quella del locale campanile, dalla quale i sindaci sono in qualche modo 'costretti' ad accogliere, per tradizione ormai acquisita, le richieste dei singoli. Con non poche disavventure, però, per le nostre città.                                                         

G.d.M.
                                                                         
                                          beppemassara@virgilio.it