Il primo applauso, è andato a Paolo Costa, il
sindaco che caparbiamente è riuscito a fare (ri)nascere, in soli due anni di lavori, per
la terza volta il teatro più amato dItalia, dopo cinque anni di avventure
cantieristiche e giudiziarie (di chiassosi silenzi tra blocchi di cantieri e tribunali,)
con un risultato incredibile per il nostro paese, roba daltri tempi.
La scelta di volerlo dovera e comera (o quasi) è stata
capace di abbreviare i tempi evitando tanti ostacoli e polemiche, pur riconoscendo che
questo vale soprattutto per la sala grande, mentre la rimanente struttura risulta tutta
riprogettata, con nuove soluzioni architettoniche e tecnologiche, dimostrando poi che
innovazione e memoria non sono termini contraddittori
Laltro applauso va a quella felice e brava squadra di
maestri-artigiani, che temevamo non più esistessero e invece li riscopriamo ultima
generazione-, con estremo piacere, vivi e attivi nel nostro Veneto e nei dintorni, pronti
ad accettare e vincere la sfida del tempo, siglato da quella vincente scommessa lanciata
dal calendario esposto in campo S. Fantin, vero e proprio count down che per
625 giorni ci ha messo lansia dellattesa .
Artigiani simili in Germania, Austria, Polonia e non solo, sono
apprezzati ricostruttori di palazzi e città distrutti nellultima guerra, e hanno
creato vere scuole del falso barocco capaci di ricostruire comerano e
doverano palazzi e chiese come avviene ancora oggi a Dresda , a Berlino ecc.
Ma come in tante altre vicende umane anche su questo argomento ci sono
sempre almeno due scuole di pensiero. Uno potrebbe essere chiamato il partito delle
memorie, di coloro che di fronte ad episodi più o meno monumentali, perduti per
calamità, e impregnati di valori estetici, storici o anche solo i valori della memoria,
chiedono la loro ricostruzione, la restituzione di com'era, accettando anche il falso,
come prezzo non disonorevole, pur di garantire a loro e ai posteri la lettura di quelle
pagine.
Laltro è il partito dei moderni con laspirazione, anche
motivata, di lasciare il segno del loro passaggio e quindi di dover e di poter cogliere
ogni occasione per realizzare e dimostrare di saper realizzare opere contemporanee,
palazzi e città magari proiettate verso il futuro. Inevitabilmente questi nemici delle
false ricostruzioni .
Abbiamo sentito Mario Botta, il grande architetto di palazzi, chiese e
musei, facilmente riconoscibili in ogni angolo del mondo dalle sue caratteristiche
superfici in mattoni a faccia a vista, manifestare disappunto per la falsa ricostruzione
della Fenice, e aver così perso una preziosa occasione per dare prova alla cultura e
allarte contemporanea di produrre qualcosa di nuovo, in questo caso a Venezia.
Denuncia quella di Botta capace di lasciare angoscia, ma confesso che
non saprei pensare ad un campanile di San Marco diverso da quello ricostruito comera
e dovera dopo il crollo del 1902.
Lo stesso dicasi per i veronesi ponti di Castelvecchio e di Ponte
Pietra, così come tanti altri monumenti distrutti dalla guerra e ricostruiti, ma pure per
il duomo di Gemona e quello di Venzone, rasi al suolo dal terremoto e ricostruiti
comerano e doverano (anche con il piccolo contributo di chi scrive). Si può
anche fare memoria di quanto si sia dimostrato difficile per noi moderni intervenire a
Venezia, dove soluzioni contemporanee sono state proposte e poi affossate per mancato
entusiasmo o insufficiente convinzione e per fortuna non realizzate come i casi più
emblematici di Wright e di Le Corbusier ).
Lo stesso Mario Botta nel suo recentissimo intervento presso la
Galleria Querini Stampalia si è impantanato, pur nel tentativo di porsi sulle
orme del veneziano Carlo Scarpa, con un intervento più da milanese casa-ringhiera che
veneziana.
Ulteriore occasione, questa alla Querini, utile per rivalutare i meriti
della veneziana sensibilità di Carlo Scarpa ((lasciati a Venezia (vedi Negozio Olivetti
), come a Verona (a Castelvecchio) come a Palermo ( a palazzo Abatellis)) che ha lasciato
sempre atmosfere e dettagli in esemplare sintonia con lambiente, oltre che di alta
qualità formale.
Come dice qualcun, un bravo chirurgo ti salva la vita, ma solo un bravo
chirurgo-estetico ti salva la faccia.
Forse non a caso lo stesso Aldo Rossi, accettando lidea della
ricostruzione storica-filologica della Fenice (lui padre del linguaggio
Postmoderno) , di fronte al peso dellintervento veneziano, trovò molte
giustificazioni per ricostruire comera e dovera ,
riconoscendo che su Venezia così come non cè più niente da dire, non
vè nemmeno più nulla da costruire e per questo sempre Aldo Rossi
confessa di aver lavorato alla ricostruzione della Fenice, non per
rimediare a un disastro, ma per ricreare un monumento di Venezia, concludendo
anche che vi sarà sempre da dire, come il caso dimostra. Ancora, Aldo
Rossi, trovato lambìto per creare uno spazio tutto nuovo e quindi loccasione
per esprimersi in maniera personale, non pensò di meglio che ricostruire nel nuovo
Ridotto nientemeno che un fronte della vicentina Loggia Palladiana, citazione
colta, non esclusa lironia, ma un ulteriore falso.