Biennale 2007 |
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| BIENNALE 2007 di Giuseppe dalla Massara il 7.06.07
E vero, ma non può essere una colpa se Venezia vive del proprio mito. Dai tempi di Marco Polo, Venezia è (la) città di convergenza culturale. E la Biennale può ben ripromettersi di dare un ricco contributo al dialogo tra le civiltà. Questa volta la Biennale, allinterno di spazi o restaurati o ben curati (finalmente), mette in campo molta voglia di denuncia, con tanta immagine video e fotografica. In questo senso limmagine (quasi a dire il figurativo) torna al centro della scena; scena che racconta il malessere, la sofferenza di un mondo tanto moderno e globalizzato, quanto pieno di contraddizioni (e di rischi) ; grida contro le guerre, contro i crimini tutti, ma manifesta anche una grande fiducia; grande è la voglia di riscossa, che attraversa in specie i paesi più giovani alla democrazia: e artisti giovani (o giovani di cuore) lo sanno trasmettere . Una voglia di rinascere, quasi una voglia di Rinascimento con una netta presa di coscienza e di consapevolezza di vivere un momento di grande transizione (ma forse lo sono tutti ). Attraverso le immagini, che occupano la maggior parte della mostra, come nuovo linguaggio figurativo, vi è una denuncia pressoché unanime allimbarbarimento dei nostri tempi in parole e pensieri (per dire basta a "ciglioni" in piazza): basta alle violenze ostentate come nei più stupidi reality, esaltati come cultura (popolare). Che ci sorprende, non è sentire la volgarità, ma lapplauso che a essa fa seguito: forse anche questo il messaggio del titolo della mostra < Pensa con i sensi senti con la mente >. Forse è vero che nellarte il pubblico guarda, anzi vuole vedere se stesso, mentre la saggezza diceva : < Dici quello che pensi, ma pensa quello che dici>.Da interpretare lopera del padiglione russo, che porta grandi tergicristallo a ripulire le immagini bagnate o piene di fango che arrivano dal mondo. Dopo gli anni della Pop art, dopo lInformale, dopo le installazioni, lerotismo, le carni squartate ora il Pensiero dà uno scossone. Larte è come un pendolo che ad ogni scossa si agita per poi rallentare in cerca di ritrovare il filo a piombo, in attesa di un nuovo scossone. In una Venezia più che mai piena di eventi e contro-eventi, si passa dai disegni infantili di un quasi centenario Luoise Bourgeois al neo futurismo di Luca Buvoli ai video con leterno sogno di cambiare il mondo, compresa larte più popolare, quella di gruppo - il brasiliano Morruho Project - che crea unopera tanto grande quanto sorprendente. Sarà questa o no la soluzione, ma larte vuol tornare arte, e forse liberandosi del peso delle opinioni e dei punti di vista, mette in discussione tutte le sicurezze che appesantiscono la mente. Ed è bello che questo avvenga ancora dove il coraggio e lorgoglio sono il sale necessario per salvare lammalata (grave) Venezia. G.d.M. beppemassara@virgilio.it |
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