Andrea Mantegna Pubblicato sul Corriere il 1.09.06
Quasi un 'gossip' scivolato nel tempo, il problema dell'anno di nascita di Andrea Mantegna (usualmente collocata nel 1431, mentre la morte è fissata nel 1506) esploso sulle pagine dei nostri giornali, dopo il ritrovamento del numero '1443', ripetuto per ben tre volte, sulla restauranda pala di S. Zeno, capolavoro del nostro Maestro.
Da ciò, v'è chi ha voluto rapportare la data al suo donatore, l'abate Correr, e chi
invece la pensa da riferirsi all'esecuzione, per opera di un Mantegna che in tal caso
sarebbe però soltanto dodicenne. Il che appare implausibile per qualsiasi genio.
Ricordiamo che l'unico 'certificato di nascita' (sic) di Andrea Mantenga risulta dalla
trascrizione di un testo riportatoci da Bernardino Scardeone nel 1560 e
ricavato da una pala, poi perduta, della chiesa padovana di S. Sofia. Tale testo avrebbe
recitato: "Andreas Mantinea Pat. an. septem et decem natus sua manu pinxit
MCCCCXLVIII" (dunque, Andrea Mantegna avrebbe dipinto la tela a 17 anni, nel 1448).
Ebbene, rimettere in discussione la data di nascita di Mantegna non è problema di poco
conto. E non solo per motivi semplicemente anagrafici o didattici, bensì perché
l'anticipazione della nascita dell'artista, sia pur di (una manciata i anni) cinque anni,
significherebbe attribuire a quest'ultimo un ruolo assolutamente primario nella storia
dell'arte del Rinascimento italiano. Basti pensare che Piero della Francesca, nato tra il
1415 e il 1420, il quale ebbe la sua maturità tra i 20 e i 25 anni, resta reputato il
caposaldo della pittura del Rinascimento. In mancanza di altre documentazioni e con tutte
le cautele del caso, avanzo un'ipotesi basata su alcune ricostruzioni. Un mistero o più
semplicemente un errore potrebbe celarsi nella trascrizione di quel Bernardino Scardeone,
il quale riportava quel 'MCCCCXLVIII'? E se quel numero romano fosse stato un
'MCCCCXLIII'. Per un 'V' in più, molte cose potrebbero tornare al loro posto. Errore,
quello di trascrizione, in effetti poco scandaloso e comunque possibile, senza escludere
pure che vi fosse stata una qualche malizia giocata a favore di altri artisti (per una hit
parade' del tempo, se mi si concede. Non sottovalutiamo che il mondo dell'arte, ieri come
oggi, non ha mai ignorato giochi e intrallazzi per favorire alcuni o per 'bruciare' altri.
D'altro canto, come obbietta Vittorio Sgarbi, ci è difficile pensare un pur bravo e
promettente Andrea dodicenne incaricato di un'opera complessa e innovativa come la pala di
S. Zeno (ora collocata tra il 1456 e il 1459). Con una data di nascita anticipata di
cinque anni, si avrebbe però una nuova lettura di alcune pagine della 'cronaca' di allora
e così della storia dell'arte, a cominciare dall'amicizia e dall'avventurosa condivisione
di giornate dell'Andrea, nato a Isola, allora nel vicariato o meglio 'Castello di
Camisano', nel Vicentino orientale, ai limiti con il padovano( con Nicolò Pizolo, nato
non molto lontano, a Villaganzerla di Castegnero. Lionello Puppi la chiamò la
coppia dei 'giovani leoni'. Coppia che, tra il 1445 e il 1449, arrivò al litigio per
spartire il compenso di 350 ducati frutto dei primi incarichi - come dire - 'in proprio',
per conto del Donatello al Santo, dopo aver lasciato la bottega dello Squarcione.
Nel 1449 il Pizolo aveva 28 anni (nato nel '21), mentre Mantegna 18, se fosse nato nel
'31, ma 23 se fosse invece nato nel 1426. Nella versione sinora ufficiale (28 anni l'uno e
18 l'altro), mi sembra difficile riconoscere due 'giovani leoni' soci di avventure e di
lavoro, con età così diverse. Per la diversa età, penserei più facilmente a 'ruoli
societari' - diremmo oggi - un po' diversi. Ancora, nel 1448 (Nicolò ventisettenne e
Andrea diciassettenne nel primo caso, o con 5 anni di differenza nel secondo e più
realistico caso) i due presentarono il progetto per la pala plastica della Cappella
Ovetari, con l'incarico comunque a nome di Nicolò Pizolo (forse per i 5 anni di
differenza). Il litigio tra i due fu risolto nel 1449 con la mediazione del 'communis
amicus' Piero Morosini e la consulenza dello Squarcione, padre-padrone della famosa
scuola, ma che - ritengo - difficilmente avrebbe ‘perso tempo' per un 'ragazzo di
bottega' diciottenne, appena uscito dalla stessa, lì approdato nel '41, e con soli 8 anni
di apprendistato, il quale nel '49 troviamo artista già autonomo e con importanti beghe
da risolvere. I due 'giovani leoni' sono ancora soci nel 1450, con altri compagni come
Giovanni d'Alemagna e lo stesso Antonio Vivarini. Cooperazione abbastanza realistica, se
si immaginano entrambi nel pieno della prima maturità. Da non dimenticare che tra i tanti
ex ragazzi di bottega dello Squarciane si crearono vari gruppi di lavoro: oltre che con
Nicolò Pizolo, Andrea lavorò pure con Bono da Ferrara, Ansuino da Forlì e altri. Amici
e colleghi, quindi, e più o meno coetanei, pieni di nuove ambizioni, velleità e con
tanti progetti innovativi: anche nel 1453 (come racconta E. Rigoni nel 1928), proprio
l'anno in cui il Pizol muore ucciso in una lite tra compari. Poco dopo, nel 1459,
Mantegna, comunque maturo, lasciò Padova come artista stimato, richiesto e pagato, per
andare alla corte dei Gonzaga a Mantova, ove avrebbe realizzato altre nuove e grandiose
imprese. Il resto è storia, quella che vedremo senz'altro nella grande mostra che aprirà
a settembre. |